Stufe a legna o a pellet: quale conviene davvero di più? La risposta definitiva è arrivata
Scaldare la casa oggi non è solo una faccenda di calore; è una scelta economica, ecologica e di stile.
Il duello fra stufe a legna e a pellet vive il suo momento decisivo: i conti sono cambiati, le tecnologie pure.
Qui sotto i dati più attuali, senza giri di parole, per capire quale fiamma conviene davvero!
Meglio stufa a legna o pellet: analisi dei costi reali
Il prezzo d’acquisto resta il primo ostacolo. Una stufa a legna parte da circa 700 €, mentre il modello a pellet equivalente sfora spesso i 1 500 €. La differenza, in media 500-2 000 €, dipende da automazione, sensori, Wi-Fi.
Sul combustibile la storia si ribalta. Nel 2026 una tonnellata di pellet certificato costa attorno a 420 €; la stessa energia in ciocchi di faggio si porta a casa con poco più di 260 €. Fin qui la legna vince a mani basse.
Però il rendimento conta: un buon apparecchio a pellet sfiora l’88 % di efficienza, contro il 75 % medio di un focolare a ciocchi. In chilowatt ora utili, la distanza di costo si assottiglia fino al 12 %. E con MaPrimeRénov l’investimento iniziale del pellet scende di netto.
Morale? Chi punta sul risparmio immediato guarda alla legna, chi ragiona a dieci inverni mette in conto l’efficienza del pellet.
Rendimento energetico e comfort quotidiano delle stufe moderne
La comodità fa la differenza nelle serate lunghe. Il serbatoio automatico del pellet garantisce 24 h di autonomia costante: niente corse in cantina, niente scintille sul parquet. Programmazione via app, partenza ritardata, modulazione in base al meteo… la tecnologia toglie pensieri.
La legna chiede presenza: si spacca, si accatasta, si rabbocca il focolare. C’è però quella fiamma viva, rumorosa, che trasforma un soggiorno qualunque in una Stube altoatesina. Centinaia di famiglie in Val di Fiemme preferiscono ancora il rito manuale: un gesto che scalda anche l’anima, dicono.
In numeri secchi, un’ora di braci produce picchi di 4,5 kW, ma la curva cala presto; il pellet mantiene la soglia senza sbalzi. Stabilità termica uguale bollette elettriche più leggere, perché la caldaia ausiliaria resta spenta più a lungo.
Chi odia gli sbalzi di temperatura farà pace con il telecomando del pellet, chi ama il crepitio accetterà un paio di coperte in più.
Emissioni e sostenibilità: la sfida delle polveri sottili
Le normative locali stringono la vite. Dal 1° gennaio 2026 Milano blocca i camini aperti sotto 4 stelle ambientali; Bergamo va oltre e premia solo i dispositivi a basse polveri. Qui il pellet, con emissioni di meno di 30 mg/Nm³, passa l’esame quasi ovunque.
Una stufa a legna moderna riduce la fumosità del 60 % rispetto ai modelli di dieci anni fa, ma resta più sporca del pellet quando la combustione non è perfetta: basta una legna un po’ umida e il PM10 schizza. Chi vive in valle chiusa conosce bene le inversioni termiche che intrappolano lo smog.
C’è poi la CO₂ neutra del bosco locale: taglio responsabile, filiera corta e la legna diventa quasi a chilometro zero. In confronto, il pellet viaggia tanto, eppure la certificazione ENplus A1 garantisce tracciabilità rigorosa. Due vie diverse, stesso obiettivo: abbattere il gas e restare caldi.
La scelta green dipende più dal territorio che dal combustibile: conoscere l’aria del proprio comune vale quanto analizzare le schede tecniche.
Installazione, bonus fiscali e manutenzione nel 2026
La posa di una stufa a pellet richiede canna fumaria in acciaio, presa d’aria dedicata, elettricità stabile: un pacchetto da 1 200-1 800 €. Il legno si accontenta di un camino già esistente e di un aspiracenere robusto, perciò l’installazione raramente supera 900 €.
Entrambe le soluzioni godono della detrazione del 50 % sul recupero edilizio, ma il pellet accede pure al SuperBonus ridotto, purché la classe energetica salga di due livelli. Chi ristruttura casa in bioedilizia si vede rimborsare fino a 65 % dell’impianto.
Quanto alla cura quotidiana, il pellet vince per pigrizia: cenere fine da svuotare una volta a settimana e manutenzione straordinaria annuale. La legna obbliga al doppio ramonaggio e a qualche ora di spazzola ogni sette-otto giorni. Piccole scocciature, sì, ma a costo quasi nullo.
Alla fine il portafoglio decide, però la casa racconta: chi preferisce l’automazione punterà sul pellet, chi ama il profumo di resina lascerà spazio alla legna, e il fuoco continuerà a unire famiglie e amici nelle notti d’inverno.
A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista
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