Secondo uno studio, chi dichiara di praticare questo hobby è percepito come meno assumibile
Un curriculum può essere perfetto eppure inciampare in un dettaglio minuscolo: l’hobby indicato in fondo alla pagina.
Un nuovo studio europeo rivela che chi dichiara di dedicarsi ai videogiochi viene giudicato meno adatto al lavoro rispetto a chi fa sport di squadra.
Sembra assurdo, eppure succede ancora nel 2026: la passione che vanta milioni di fan rischia di frenare l’assunzione!
Videogiochi e assunzione: perché la percezione resta negativa
I ricercatori dell’Università di Colonia hanno inviato CV identici a oltre cento responsabili HR, cambiando un solo dettaglio.
Nella sezione hobby appariva “pallavolo” oppure “gaming online”.
Risultato? Il profilo gamer ha raccolto il 18 % di valutazioni di idoneità in meno, un divario che non passa inosservato.
Pregiudizi duri a morire
L’indagine, pubblicata sul Journal of Personnel Psychology, spiega che molti selezionatori associano i videogiochi a pigrizia e isolamento.
Chi pratica volley viene visto invece come collaborativo e atletico.
Una semplificazione, certo, ma ancora radicata nelle aziende medio-grandi del Centro Europa.
Competenze nascoste che il gaming allena ogni sera
Strategia, coordinazione occhio-mano, analisi rapida dei dati di gioco.
Molti e-sport coach sottolineano che un buon capitano di squadra online gestisce risorse, tempi e pressioni come un project manager.
Eppure solo il 32 % dei recruiter intervistati dichiara di riconoscere queste doti come trasferibili sul posto di lavoro.
La breccia aperta dai settori tech
Nelle software house di Berlino e Milano il trend cambia rotta.
I responsabili talenti citano la “pensée systémique” imparata con gli open-world e la capacità di risolvere bug simile a quella di superare un livello difficile.
Chi programma o disegna interfacce trova nel gaming un linguaggio comune con il team.
Come inserire il gaming nel CV senza farsi tagliare
Basta un trucco: collegare l’hobby a un risultato concreto.
Esempio reale, Germania del Sud. Un junior analyst ha scritto “Ho guidato un clan da 120 persone in tornei internazionali, sviluppando dashboard di performance settimanali”.
Il dettaglio ha convinto la banca che lo ha assunto, trasformando la passione in metrica di leadership.
Parole chiave decisive
Meglio evitare “gioco per divertirmi la sera”.
Meglio puntare su termini come “team coordination”, “risk management”, “decision making under pressure”.
Funziona perché traduce l’esperienza virtuale in competenza misurabile, e il selezionatore non deve fare sforzi di immaginazione.
Nel 2026 cambierà davvero qualcosa?
Le grandi piattaforme di recruiting stanno testando algoritmi che valutano le soft skill autenticate dalle attività online.
Se il progetto decolla, i dati di gioco potranno certificare prontezza, cooperazione, tenacia meglio di una lettera di referenze.
Finché quel giorno non arriva, conviene presentare il gaming in modo narrativo, concreto, evitando l’etichetta di passatempo solitario.
Ultimo consiglio scolpito nella birreria
Prima di spedire il CV, chiedersi: questo hobby spiega un talento utile o sembra solo fuga dalla scrivania?
Se la risposta è la seconda, meglio spostare l’attenzione su un progetto open source o un corso di degustazione che allena l’empatia sensoriale.
Dopotutto, come si dice a Monaco, der Geschmack von Genuss fa più impressione quando dialoga con l’obiettivo dell’azienda.
A 38 anni, sono una geek dichiarata e appassionata. Il mio universo ruota attorno ai fumetti, alle ultime serie TV di culto e a tutto ciò che fa battere forte il cuore della cultura pop. Su questo blog vi apro le porte del mio piccolo ‘regno’ per condividere con voi i miei highlight personali, le mie analisi e la mia vita da collezionista
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